Rosso,di latta, con una piccola luce lampeggiante e scalette in miniatura. Il camion dei pompieri è sempre stato nella fantasia dei bambini, ha stimolato a molti di noi la voglia di avventura, di misurarci con quell'elemento un pò misterioso, magico, che è il fuoco. Il nemico. Alcuni poi, da grandi, su quel camion rosso ci sono saliti davvero, con motivazioni più profonde. Per loro tra gli altri scopi, quello più grande è diventato salvare persone in pericolo di vita. La vita come bene supremo da salvaguardare, ricchezza dell'umanità che trascende la razza, lo stato sociale, il sesso o l'età. Nel pericolo imminente gli unici interrogativi leciti riguardano il modo più efficace di portare aiuto, anche mettendo a repentaglio la propria vita. Quasi come se una volta assunto l'incarico di "angelo custode", la vergogna del fallimento fosse peggiore della morte stessa. Eppure i pensieri devono essere molti nei momenti difficili. A casa ci sono genitori e fratelli, mogli, fidanzate, figli. Nonostante questo la paura viene vinta, le preoccupazioni allontanate perché in quei momenti l'unica cosa che conta è conservare la vita beffando la morte. Questo è il difficile compito che si assumono: il futuro deve esserci per tutti, insieme, e per quanto potranno loro, non lasceranno nessuno per strada.
Uomini come questi li incontri ai quattro angoli del mondo, organizzati nel corpo dei vigili del fuoco, nella protezione civile, nelle organizzazioni umanitarie e più in generale in tutti i luoghi nei quali c'è bisogno di aiuto.
Di loro possiamo vantarci, perché rappresentano la parte migliore dell'umanità.

 

Pinelli Oreste
Responsabile Operativo Protezione Civile \ A.I.B.